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10 marzo 2014

La storia della Mivar raccontata dal patron Carlo Vichi


Chi non ha mai avuto in casa propria almeno un televisore della Mivar? Credo quasi tutti, ma penso che in pochi sappiano che questa azienda è sempre stata al 100% italiana e che purtroppo la sua storia produttiva è terminata in questi giorni.

Il suo patron 91enne Carlo Vichi alla fine si è dovuto arrendere allo strapotere dei concorrenti asiatici, ma ancora sta lottando come un leone per far sì che i suoi operai possano ritrovare un lavoro. Una storia italiana comune ormai a moltissime aziende e che dimostra come sia sempre più difficile fare impresa in questo paese, anche per persone capaci, sveglie, oneste e caparbie come il sig. Vichi.
In questa puntata de "I dieci comandamenti", l'imprenditore racconta la gloriosa storia della sua azienda fino a questi ultimi giorni, lasciando aperta una porta a chi volesse subentrare al suo posto. Guardatevi il video.


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29 marzo 2013

Carcere Vs Ufficio, dove si vive meglio ?


Meglio il lavoro o la prigione? Le differenze tra ufficio e galeraLa crescente voglia della gente di maggior tempo libero, attraverso il downshifting od il telelavoro, si può riassumere in questo simpatico, ma tragicamente vero, confronto tra la vita trascorsa in carcere e quella passata dentro l'ufficio.

In fin dei conti, la differenza è veramente minima:


GALERA= trascorri la maggior parte del tempo in una cella di 2x3 metri
UFFICIO= trascorri la maggior parte del tempo in una postazione di 2x2 metri

GALERA= ricevi 3 pasti al giorno
UFFICIO= hai soltanto una pausa per un unico pasto e devi anche pagarlo

GALERA= per buona condotta ricevi giorni liberi
UFFICIO= per buona condotta ti ricompensano con più lavoro

GALERA= il sorvegliante apre e chiude tutte le porte per te
UFFICIO = devi portare un tesserino e aprire e chiudere tutte le porte da solo

GALERA= puoi guardare la televisione e fare giochini
UFFICIO= se guardi la tv e fai giochini ti licenziano in tronco

GALERA= hai il tuo gabinetto personale
UFFICIO= devi condividere il gabinetto con altri

GALERA= puoi ricevere visite da amici e parenti
UFFICIO= con la famiglia e gli amici non ci puoi nemmeno parlare

GALERA= tutto è pagato coi soldi dei contribuenti e per questo non devi nemmeno lavorare
UFFICIO= le spese sono a tuo carico e ti tolgono i contributi dallo stipendio per pagare i carcerati

GALERA= hai del personale di sorveglianza
UFFICIO= qui vengono chiamati "manager"

GALERA= vivi sempre nello stesso posto senza perdere tempo in spostamenti
UFFICIO= auto, moto, bus, treno, ecc.ecc. 2 ore di viaggio infernali

GALERA= condanna massima : 30 anni
UFFICIO= condanna minima: 40 anni


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5 gennaio 2012

Benefit aziendali: il grande inganno del cellulare


Cellulare benefit aziendale, telefono aziendale, reperibilitàTra le tante contraddizioni del mondo del lavoro, ce n’è una che proprio non riesco a comprendere. Si tratta dell’ennesima presa in giro delle aziende, che riescono a tenerti al guinzaglio semplicemente chiamando le cose con un altro nome, meglio se di provenienza anglosassone (perché fa anche più figo). E’un po’ come se qualcuno ti mettesse una catena di ferro al collo e ti facesse credere che si tratti di una collana d’oro e diamanti. Di che cosa sto parlando?


Tutti sappiamo che le imprese spesso incentivano i propri dipendenti premiandoli con i cosiddetti “benefit aziendali”; si tratta di una serie di emolumenti retributivi che vengono esposti nella busta paga dei lavoratori dipendenti o dei collaboratori a progetto e che hanno una caratteristica comune: quella di non essere immediatamente determinabili in moneta in quanto si riferiscono a speciali trattamenti cosiddetti “in natura” di cui gode il dipendente o il collaboratore nell’ambito del rapporto di lavoro che lo lega ad un datore di lavoro. Tra questi, i più ricorrenti sono l’automobile, i buoni mensa, l’alloggio, le polizze assicurative, la possibilità di comprare prodotti aziendali ad un costo inferiore, eccetera.
In effetti, questi sono “benefit” reali, perché permettono un risparmio al dipendente e gli danno dunque la possibilità di utilizzare quei soldi per altri scopi.


Quello che non comprendo è come si possa chiamare “benefit aziendale” il cellulare. Qualcuno subito obietterà che con il telefono aziendale si risparmia sulle chiamate (purché non si esageri con quelle di natura extra lavorativa). Ok, ma a che prezzo? L’azienda in cambio esige il tuo tempo libero, la tua libertà. Si tratta del cosiddetto “regalo con il boomerang”.

Vedo continuamente persone intente a rispondere a chiamate ed a email aziendali a tutte le ore ed in tutte le situazioni, ovviamente al di fuori del loro orario di lavoro; alle cene con gli amici, in vacanza, durante eventi importanti, il loro relax è constantemente messo in discussione dal trillo di un collega o dal bip di una email appena arrivata. Come fosse una droga, queste persone non riescono più a spegnere il cellulare aziendale e piano piano arrivano all’assurda convinzione di essere indispensabili per la propria compagnia, di dover essere sempre e comunque reperibili, senza capire di essere diventati in tutto e per tutto degli schiavi.

Il mio consiglio? Ben venga il telefono aziendale, ma che resti solo acceso durante gli orari di lavoro e mai, dico mai, per il resto della giornata. In caso contrario, non accettatelo. La vostra azienda sopravviverà lo stesso, statene certi, ed in questo modo forse anche voi.


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26 settembre 2011

Sondaggio: ti ridurresti lo stipendio in cambio di più tempo libero ?


Ma chi l'ha detto che "il lavoro nobilita l'uomo"? Potrebbe anche assere un'affermazione vera, ma lo è ancor di più il fatto che "di riposo non è mai morto nessuno".

Dove sta scritto che si debba lavorare 36, 40 o 50 ore a settimana? Ho sempre sostenuto che 30 ore in 7 giorni sarebbero un giusto compromesso tra lavoro, tempo libero e stipendio. Quattro giorni di lavoro e tre di svago e/o riposo. Oggi invece ci riduciamo a condensare quasi tutti gli impegni nel fine settimana per mancanza di tempo, oppure a "rubare" un paio d'ore prima o dopo cena da dedicare alle nostre passioni, ma con il rischio che diventino più uno stress che un vero piacere.


Detto questo, attraverso un sondaggio, vorrei chiedervi: sareste disposti a ridurvi lo stipendio del 10% (circa 100-200 euro in meno al mese) in cambio di una diminuzione di orario del 20% (lavorare 4 giorni alla settimana invece di 5, quindi più tempo libero) ?

Se possibile, diffondete il sondaggio su Facebook tra i vostri amici, sono curioso del risultato. La domanda è aperta sia ai dipendenti che ai liberi professionisti e sarebbe gradito aggiungere un breve commento al post spiegando le vostre motivazioni:




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2 settembre 2011

In Italia manca davvero il lavoro ?


Lavori più richiesti in Italia 2011, professioni più pagate, stipendi, laureaSi dice che in Italia manchi il lavoro, ma siamo proprio sicuri? Forse sarebbe più corretto dire che manca il lavoro che avremmo sognato di fare o che non ci sono opportunità nei settori inerenti i nostri studi universitari.
I giovani di oggi vorrebbero tutti diventare avvocati, medici, ingegneri aerospaziali o entrare nella pubblica amministrazione, salvo poi scontrarsi con la dura realtà e scoprire che la concorrenza è agguerritissima e le richieste scarseggiano sempre di più, così come gli stipendi sempre più magri.


In realtà, il lavoro c'è, ed anche ben remunerato. In Abruzzo, notizia di due giorni fa, si cercano disperatamente almeno cento panettieri, ma quasi nessuno risponde all'appello, neanche gli extracomunitari (con tutto il rispetto per quest'ultimi). La paga? Si parte con 2.500 euro netti al mese, arrivando facilmente a 3.000. Certo, gli orari di lavoro non sono comodi: da mezzanotte alle otto di mattina, ma sono esattamente le ore che si passano dietro ad una scrivania. In quanti, tra i giovani, possono dire di guadagnare cifre del genere?


Probabilmente si ritiene di fare un passo indietro, dal punto di vista culturale, nel fare certi tipi di professioni, perché oggi l'immagine è tutto; paradossalmente vale più avere una laurea impolverata nel cassetto ed essere disoccupati che avere la terza media con un lavoro dignitoso e sicuro.
Ricordatevi invece che è stato dimostrato come il lavoro manuale renda più felici e che queste stesse considerazioni le avevo fatte meno di un anno fa, parlando delle professioni più richieste in Italia. Concludo con una battuta, dicendo che, indubbiamente, in Italia il fornaio è l'unico sicuro di portare a casa la pagnotta!


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19 maggio 2011

Valutazione delle aziende italiane e dei posti di lavoro


Valutazione posti di lavoro, stipendi medi, imprese italiane, giudizi societàVolete cambiare lavoro e state cercando un po' di opinioni e testimonianze su una determinata società o azienda a cui vorreste inviare il vostro curriculum vitae?
Vi piacerebbe sapere cosa pensano veramente i vostri colleghi dell'impresa per cui lavorate?


Se la vostra risposta è sì, fate un salto su Sopo.it, un sito promosso anche dal Ministero della Gioventù che classifica le aziende italiane sulla base dei giudizi assegnati dagli stessi lavoratori che ne fanno parte (espressi in maniera del tutto anonima).
Ogni società viene valutata con un voto da 1 a 5 su specifici parametri: Stipendio e Benefit, Work/Life Balance, Opportunità di carriera, Stabilità del posto di lavoro, Capacità del Management, Ambiente di lavoro, Rispetto per la persona, Etica e professionalità, Trasparenza.



Dai commenti che si leggono, sono veramente poche le imprese italiane che si salvano; le lamentele maggiori riguardano gli stipendi bassi, la scarsa meritocrazia, le risorse umane assenti, dirigenti non all'altezza della situazione.
Sopo è sicuramente un servizio da tenere in considerazione perché, come dice il sottotitolo, "la vita è troppo breve per il lavoro sbagliato".


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9 maggio 2011

Siamo tutti schiavi inconsapevoli


Vi invito ad ascoltare attentamente in questo video le parole di Silvano Agosti, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e poeta italiano. Credo non ci sia altro da aggiungere. Per caso qualcuno di voi si trova in disaccordo con questi discorsi?

"Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede tanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà."

L'unica soluzione a tutto questo potrebbe essere un po' di sano downshifting.





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22 aprile 2011

Lavori in casa, manuali per il fai da te


Manuali lavori in casa, fai da te, riparazioni casalinghe, manuale idraulico, elettricista, imbianchino, falegname, giardiniere, muratore o meccanicoDiciamola tutta: ormai sempre meno italiani si dedicano ai lavori manuali in casa, ma poi la maggior parte di loro si lamenta quando, a fine lavoro, viene presentata loro la fattura (se va bene, altrimenti si paga "in nero"), definendo l'idraulico, l'imbianchino o l'elettricista come dei veri e propri ladri con il passamontagna e scandalizzandosi per le esorbitanti tariffe.


Se ognuno di noi, invece di sprecare fiato ad inveire contro di loro, dedicasse un po' del proprio tempo ad imparare i rudimenti di questi mestieri, certamente l'80% dei problemi quotidiani che sorgono tra le quattro mura potrebbe essere risolto da soli, consentendo un notevole risparmio economico.


Internet ci può aiutare moltissimo, attraverso consigli sparsi in qua e là su forum, blog e spazi dedicati. Ho trovato però alcuni siti web che propongono veri e propri manuali di sopravvivenza per risolvere i più comuni problemi di casa: dalla riparazione di un tubo rotto alla creazione di un tavolo, dal taglio della siepe alla sistemazione di un muro, dal motore dell'auto che non parte all'imbiancatura del soffitto, per finire con la messa in sicurezza dell'impianto elettrico.


Attraverso questi manuali online per il "fai da te" ed un po' di pazienza, potremo dunque imparare le nozioni di base per diventare idraulico, elettricista, imbianchino, falegname, giardiniere, muratore o meccanico andando su Manualeidraulico.it e sui siti affini che non sto qua a linkare, raggiungibili dalla home page.


Per un po' di nozioni da elettricista, provate invece Cabestano.altervista.org.


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16 gennaio 2011

Il lavoro manuale rende piu' felici ?


Lavoro manuale vs professioni intellettuali, i lavori per essere feliciDa un po' di tempo mi ero posto questa domanda e adesso forse ho anche la risposta.
Leggendo questo articolo su Repubblica.it, sembra che i lavori manuali e faticosi diano maggiori soddisfazioni rispetto a mestieri sedentari e ripetitivi, ad esempio al computer, che spesso non portano a risultati visibili e concreti.


Dunque meglio fare l'idraulico che l'analista di rischi nelle assicurazioni? Non è detto. L'importante è sentirsi utili alla causa ed avere interesse e passione per la professione che si svolge.

Voi a tal proposito che ne pensate? Siete soddisfatti del vostro lavoro o vorreste cambiare alla ricerca di qualcosa di più gratificante?


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29 dicembre 2010

I lavori piu' richiesti in Italia nel 2010


Lavori più richiesti nel 2011 in Italia, professioni più ricercate, lavori più pagati, professioni più redditizie, occupazioni per neo laureatiPer decenni ci hanno fatto credere che un misero pezzo di carta raccattato all'Università, chiamato laurea, bastasse ad aprire tutte le porte del mondo del lavoro e ci facesse ottenere, quasi fosse un diritto acquisito, un posto da dirigente ed uno stipendio da nababbo.
Purtroppo in Italia la realtà attuale è molto differente: la disoccupazione giovanile è al 25% e tra questi la maggior parte sono proprio ragazzi laureati.


Se invece di puntare al titolo di "dottore in informatica umanistica" (ma ci sono anche "Scienze del fiore e del verde", "Scienze e tecnologia del legno", "Ingegneria del cinema", "Gestione delle risorse nei territori montani" e "Corso di laurea in Scienze e Tecniche equine", tanto per citarne alcune) si fosse guardato maggiormente a cosa cercasse il mercato del lavoro, oggi non saremmo in questa situazione.
E così in Italia abbiamo adesso la bellezza di 210.000 avvocati (1 ogni 283 abitanti) contro i 44.000 legali della Francia (1 ogni 1.465 abitanti), mentre i lavori più richiesti nel 2010 sono panettiere, pasticcere, cuoco, installatore di infissi, sarti, estetisti e falegnami, professioni che non richiedono anni di studio sui libri ma bensì corsi di specializzazione della durata di qualche mese.


Cosa ne consegue? I giovani laureati iniziano a lavorare, quando va bene, a 28-30 anni e rimangono a casa dei genitori fino a 30-35 anni, con stipendi il più delle volte miseri e la prospettiva di andare in pensione dopo non meno di 35 anni di contributi, quindi non prima dei 65 anni di età.
Viceversa, chi decidesse di specializzarsi in uno dei mestieri sopra citati comincerebbe a guadagnarsi la pagnotta già a 20-22 anni, con un anticipo di circa 8 anni rispetto ai laureati, e eviterebbe molto probabilmente di diventare uno dei famosi "bamboccioni".
Che dire? A voi la scelta, ma io, se fossi un genitore, propenderei più per la seconda ipotesi. E voi?


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16 novembre 2010

Il mondo vuole il telelavoro, ma le aziende ?


Telelavoro in Italia e nel mondo, vantaggi del lavoro da casa in remotoLa capacità di innovazione nelle aziende quasi sempre non va di pari passo con l'evoluzione tecnologica, con gravi danni sia a livello di produttività che di soddisfazione delle persone.
Anche il telelavoro è purtroppo coinvolto in questo ritardo culturale.


La maggior parte delle professioni oggi utilizza un computer per lavorare e tantissima gente passa dalle 4 alle 10 ore al giorno davanti ad un terminale e accanto ad un telefono, a volte senza quasi rivolgere la parola ai colleghi. Nel 2010, con connessioni internet disponibili quasi ovunque, ancora siamo costretti quotidianamente a percorrere il tragitto casa-lavoro-casa, impiegando tempo prezioso (dai 30 ai 120 minuti) in mezzo a clacson impazziti, smog, pioggia, treni ed autobus perennemente in ritardo e strapieni di uomini e donne che avrebbero il nostro stesso desiderio: poter lavorare da casa.


Secondo un recente sondaggio condotto da Cisco, la maggior parte dei lavoratori, Italia compresa, sarebbe disposta a ridursi la busta paga di un 10% pur di poter operare in remoto da casa (leggete la tabella qua accanto). Quali vantaggi immediati ci sarebbero?

  1. Riduzione dell'inquinamento nell'aria
  2. Maggiore tempo a disposizione per il lavoratore
  3. Incremento della produttività
  4. Minori costi per l'azienda

Dati come assiomi i primi 2 punti, a chi contesta la terza affermazione rispondo dicendo che l'impiegato dovrebbe essere giudicato sulla base dei risultati e degli obiettivi raggiunti e non su quanto tempo passa seduto alla scrivania, magari leggendo il giornale. La possibilità di organizzare l'orario di lavoro secondo i propri impegni (portare un figlio a scuola, andare in palestra, ecc.) ed i personali bioritmi (ad esempio, maggiore rendimento nelle ore notturne) nel lungo periodo non può che aumentare la produttività del lavoratore. Tutto questo è valido purché ci sia un controllo da parte dei responsabili preposti.


Il quarto punto è difficilmente smentibile: se il dipendente rimane a casa propria, l'azienda risparmierà sui costi di affitto, elettricità, acqua, riscaldamento e buoni pasto. Ecco perché mi sembrerebbe anche illogico proporre od imporre una riduzione di stipendio a chi chiedesse di utilizzare il telelavoro; sarebbe anzi giusto un aumento della retribuzione.
Tra l'altro, personalmente sarei favorevole ad un giorno a settimana in azienda per confrontarsi con i colleghi, portare copie cartacee da archiviare o far firmare o attività correlate.


Il problema maggiore però è la cultura del lavoro: si pensa che solo stando alla scrivania, in uno spazio di 2 metri quadrati, si possa essere produttivi. Non è così. Qualcuno all'estero lo ha già capito, ma finché le aziende italiane non adotteranno questa nuova concezione , continueranno ad essere il fanalino di coda dell'economia mondiale e gli italiani un popolo sempre più infelice, alla faccia del PIL.

Sarei curioso di conoscere la vostra opinione, che siate lavoratori o datori di lavoro.


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9 novembre 2010

Colloquio di lavoro: 15 errori da non commettere mai


Come fare un colloquio di lavoro, come sostenere un colloquio di lavoro, come farsi assumere, errori più frequentiCon la disoccupazione in crescita ed un giovane su tre senza lavoro, trovare un impiego oggi è come vincere al Win for Life, ovvero quasi impossibile.
Nonostante questo, chi cerca un'occupazione spesso sottovaluta l'importanza del proprio comportamento durante il colloquio con il datore di lavoro, finendo per perdere delle opportunità pur avendo i requisiti per ottenere quel posto.


Secondo uno studio condotto intervistando 2.500 manager di aziende, alcuni atteggiamenti del candidato sarebbero decisivi dell'eliminazione dello stesso dalla rosa dei pretendenti.
Vediamo dunque quali sono i 15 errori da non commettere durante un colloquio di lavoro, ordinati per importanza:

  1. Tenere lo sguardo abbassato e non guardare il proprio interlocutore negli occhi
  2. Vestirsi in maniera non adeguata
  3. Non sorridere e tenere sempre un'espressione seria
  4. Mostrare disinteresse
  5. Essere arroganti
  6. Parlare negativamente del precedente datore di lavoro
  7. Agitarsi e giocherellare nervosamente con qualcosa
  8. Rispondere al cellulare
  9. Non rispondere a domande specifiche
  10. Tenere una cattiva postura sulla sedia
  11. Dare una stretta di mano molliccia
  12. Tenere le braccia incrociate sul petto
  13. Giocherellare con i capelli
  14. Toccarsi ripetutamente il viso
  15. Gesticolare troppo con le mani

Ricordatevi sempre che il vostro atteggiamento deve essere positivo e professionale, ma soprattutto siate onesti e non arrampicatevi sugli specchi se non conoscete una risposta, perché le bugie hanno le gambe corte e verreste subito smascherati.


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13 ottobre 2010

Due amare considerazioni


E' da ieri sera che ci penso, quindi oggi mi limito a scrivere queste due amare considerazioni:

1) Entro domani finalmente verranno liberati tutti i 33 minatori cileni rimasti intrappolati per 3 mesi a 700 metri di profondità, nel cuore della terra. Quanti di loro avranno il coraggio di dire che "Il lavoro nobilita l'uomo"?


2) Ieri sera abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno durante la partita Italia-Serbia a Genova.
In quale altro paese avremmo assistito allo show, durato quasi un'ora, di quel delinquente incappucciato che tagliava le reti e lanciava petardi contro tutti?
Si è saputo che alle 3 di notte questo personaggio è stato arrestato; tra quanti giorni sarà libero nuovamente? In Inghilterra l'avrebbero preso immediatamente, processato per direttissima, messo dietro le sbarre e buttato la chiave. E dire che noi italiani avevamo anche avuto la faccia tosta di candidarci ad organizzare gli Europei del 2016.


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9 luglio 2010

Downshifting in Italia


Downshifting Italia, Downshifter e libri sul DownshiftingDa un po' di tempo sta prendendo sempre più piede in alcune aree nel mondo, ma piano piano anche in Italia, il fenomeno del downshifting. Di cosa stiamo parlando?


Downshifting è un termine inglese che letteralmente significa "Scalare marcia" ed è stato anche ribattezzato in italiano come "Semplicità volontaria", ovvero "la scelta da parte di diverse figure di lavoratori - particolarmente professionisti - di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, relax, hobby, ecc.)".


Alle spalle di una scelta di questo tipo ci possono essere diverse motivazioni, come ad esempio una maggiore considerazione per i temi dell'ecologia, della salute fisica e psicologica o per abbracciare uno stile di vita che non sia orientato al consumismo, in cui è necessario lavorare 10 ore al giorno per poter comprare cose inutili che non sono purtroppo in grado di migliorare la nostra vita e renderci veramente felici.


Se volete approfondire l'argomento, in Italia uno dei downshifters più importanti è certamente Simone Perotti, scrittore ed autore dei libri "Adesso Basta" e "Avanti Tutta", che personalmente ho letto e vi consiglio vivamente.

In alternativa, potete acquistare "4 ore alla settimana" di Tim Ferris (altro libro tra i miei preferiti), "Quasi quasi mi licenzio" di Roberto D'Incau e Rosa Tessa oppure "Downshifting" di John D. Drake.


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2 luglio 2010

Consulente aziendale, schiavo al lavoro


Ho trovato in rete questo divertente (e allo stesso tempo tragico) articolo, che fotografa molto bene la realtà di uno dei mestieri più in voga ultimamente, quello del consulente aziendale.
Leggetevelo attentamente e riflettete bene prima di accettare una proposta di lavoro di questo genere, perché questi sono i rischi a cui andrete incontro:


Il “consulente” è uno dei nuovi mestieri che i giovani d’oggi sono costretti a fare. Ci sono decine di tipologie differenti, ma una cosa li accomuna tutti: sono sfruttati.
Fra i consulenti gira spesso questa storiella che rende bene l’idea di che tipologia di lavoro facciamo:

1- Lavori a degli orari bizzarri. (Come le prostitute)
2- Sei pagato per rendere felice il tuo cliente. (Come le prostitute)
3- Il tuo cliente paga tanto, ma è il tuo padrone che intasca. (Come le prostitute)
4- Sei pagato all’ora, ma i tuoi lavori arrivano fino a quando il lavoro è finito. (Come le prostitute)
5- Sei ricompensato se soddisfi le fantasie del cliente. (Come le prostitute)
6- Ti è difficile avere e mantenere una famiglia. (Come le prostitute)
7- I tuoi amici si allontanano da te e resti solo con gente del tuo tipo. (Come le prostitute)
8- E’ il tuo cliente che paga l’hotel e le ore di lavoro. (Come le prostitute)
9- Il tuo padrone ha una gran bella macchina. (Come le prostitute)
10- Il cliente vuole sempre pagare di meno e tu devi fare delle meraviglie. (Come le prostitute)
11- Quando ti alzi dal letto, ti dici: "Non posso fare questo per tutta la vita!". (Come le prostitute)
12- Comunque va, te lo prendi sempre in quel posto.


Finito il momento simpatia passo a raccontarvi questo fantastico mondo.
La consulenza non è un mondo ben definito, esistono decine di tipologie di consulenti, c’è il consulente IT, quello di processo, quello strategico e via dicendo. Una sola cosa accomuna la quasi totalità dei consulenti: sono sfruttati.La mia esperienza personale e la miriade di consulenti con i quali sono venuto a contatto dimostrano e raccontano in parte questa realtà. Molto spesso da fuori siamo visti come “fortunati“, non lavoriamo in miniera, ovvio, molto spesso abbiamo un contratto e parecchi benefit, ma in realtà condividiamo tendenzialmente le stesse problematiche dei precari.Qualche tempo fa leggevo questo post su un blog che seguo spesso e in molte delle cose dette mi sono rivisto, ho rivisto le mie paure e le mie incertezze sul futuro.

DICIAMO LE COSE COME STANNO - Vi racconto come funziona questo fantastico mondo.Esci dall’università, nel mio campo siamo quasi tutti economisti e ingegneri gestionali, e cominci a guardarti intorno, mandi curriculum. Le società di consulenza (le principali: Accenture, Deloitte, Ernst&Young, Price Waterhouse Coopers, KPG e via dicendo) se hai una votazione decente sono le prime a contattarti. Fai i colloqui, se rendi bene e vedono che hai un profilo che si può adattare alle loro esigenze, ti prendono. Inizi come tutti con uno stage (dai 500 agli 800 euro mensili) e ti catapultano nel mondo del lavoro. La consulenza lavora su commesse, ovvero, su progetti presso altre società e vende le sue risorse (ovvero te…) al cliente per cifre iperboliche (dai 150 ai 1000 euro a g/U) per un tot di giornate. Vi faccio un esempio: la società X necessita di un determinato servizio e si rivolge agli esterni perchè al termine dell’erogazione del servizio non vuole altri dipendenti difficilissimi da licenzieare. Contatta un certo numero di società che gareggiano fra loro al ribasso. Vince chi offre il meglio a meno soldi. Preso il progetto la società di consulenza manda i suoi consulenti dal cliente. Tu stagista/apprendista entri in una società esterna, i cui dipendenti godono di tutti i benefici contrattuali, e non conti niente. Al termine del progetto vai via e ricominci da un altro cliente. Sempre così per anni.

Continua a leggere l'articolo originale completo su Giornalettismo.com


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15 febbraio 2010

Un consiglio per il vostro futuro lavorativo


A questo punto mi sono convinto che della vita ho capito ben poco.
Anni di studi, passati (poco, fortunatamente...) sui libri, per avere un pezzo di carta con cui pulirsi beatamente il culo, ma grazie al quale (il foglio di carta, non il culo! n.d.r.) sono riuscito ad aprirmi più di una porta nel mondo del lavoro.

Il tanto agognato mondo del lavoro, che con una mano ti dà e con tutto il resto ti toglie: libertà, amicizie, tempo libero, passioni, barattate per qualche centinaia di sporchissimi euro.
E allora, se sporco deve essere, che sporco sia!


A voi che siete ancora in tempo, voglio regalare questo consiglio: non studiate, non lauretevi, ma imparate bene un mestiere in cui la manualità sia tutto. La gente oramai sa solamente battere le dita su una tastiera quindi chi vuole fare soldi deve diventare un idraulico.
Perchè proprio l'idraulico? Si da il caso che l'articolo più commentato su questo blog sia "come sturare il water intasato", con circa 200 visite al mese. Andatevelo a leggere.

Mi hano ringraziato da tutto il mondo. Se avessi fatto pagare 10 euro per ogni cesso sturato grazie all'articolo, oggi sarei su una spiaggia con un drink in mano a farmi sventolare i piedi.
Invece quelli che si arricchiscono sono proprio gli idraulici, che all'occorrenza sanno mettere le mani anche nella merda; e forse un giorno dovrete chiamarlo anche voi, per rimuovere l'ostruzione creata nel water da quel pezzo di carta con cui vi eravate puliti il culo all'inizio del articolo.


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9 giugno 2009

Stress da ufficio, rissa tra colleghi - Video


Cominciano a salire le temperature e dopo molti mesi dall'ultima vacanza in cui ci siamo concessi un po' di relax (ma poi, ci si rilassa davvero quando si è in ferie?) i nervi sono tesi come corde di violino e lo stress lavorativo aleggia un po' ovunque, specialmente negli uffici. Il vostro vicino di scrivania urla come un ossesso al telefono, stampanti e fax continuano a dare errori ed il vostro capo aspetta quell'importante relazione entro domani.

Quale miglior combinazione può esistere per far scoppiare una bella rissa tra colleghi in un ufficio?

Se la situazione descritta è simile a quella che vivete quotidianamente per 10 ore al giorno sul vostro posto di lavoro, forse è meglio che prendiate un periodo di vacanza, prima che possa accadervi ciò che è successo realmente in altri uffici, come documentato da questi 3 video:










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21 aprile 2009

Boostcam: creare videoconferenze gratis e senza installare software


Avete bisogno di creare ed impostare una videoconferenza al volo e non siete muniti di un apposito software per mettere tutti i partecipanti in comunicazione tra loro? Niente panico!

Per aiutarci in questa difficile situazione ecco che viene in nostro soccorso Boostcam.com, un sito web che in un attimo crea delle stanze virtuali a cui tutti possono collegarsi con la propria webcam.
E' necessario solamente avere la webcam ed il microfono installati sul pc, dopodichè basterà premere un pulsante per accedere alla conferenza video, la quale avrà un URL (indirizzo web) univoco da condividere con gli altri partecipanti.

Il servizio è gratuito e non necessita di alcun software o plugin nè di registrazione.



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31 marzo 2009

Crisi e lavoro, come trovare impiego con le migliori offerte


La crisi mondiale sta mettendo in ginocchio molte aziende e conseguentemente la disoccupazione sta aumentando un po' dappertutto, Italia compresa.
Ogni giorno leggiamo di licenziamenti, cassa integrazione, fallimenti e trovare un impiego dignitoso sta diventando un problema sempre più grande, specialmente per chi si affaccia per la prima volta ad un mercato del lavoro quasi saturo e che, in questo periodo, ha poca voglia di assumersi dei rischi o per chi, purtroppo e nonostante i capelli grigi, è in quella fascia di età ancora lontana dalla pensione.


Invio di curricula, colloqui, ricerca di offerte di lavoro: chi ci è passato sa benissimo che perdere il posto e trovare una nuova occupazione è difficile, se non si hanno santi in paradiso.
L'importante credo sia non mollare mai, anche dopo 100 porte sbattute in faccia, ed essere umilmente disposti a ripartire, se necessario, da zero. Si può cambiare vita perfino a 50 anni ed imparare un nuovo mestiere, purchè ci sia la giusta determinazione.
Ecco dunque alcuni utili motori di ricerca per visualizzare le migliori offerte di lavoro presenti oggi sul mercato, selezionabili in base alla tipologia di impiego o alla località:


Buona ricerca ed in bocca al lupo!
P.S. In alternativa, il libro di Tim Ferris può essere una possibile soluzione per cambiare stile di vita.


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1 settembre 2008

4 ore alla settimana, il libro di Ferriss che vi cambiera' la vita


Uno dei libri che ho letto questa estate e che mi ha veramente entusiasmato è stato "4 ore alla settimana" di Timothy Ferriss.
Lo scopo dell'autore, detto in breve, è di spiegare che è possibile ridurre le ore lavorative giornaliere pur mantenendo la stessa produttività, se non addirittura aumentandola, e di utilizzare il tempo libero guadagnato per dedicarsi alle attività più disparate ma che siano in grado di fornirci emozioni vere (sport, viaggi, ecc.) rispetto alla ripetitività del lavoro, che sia dipendente o autonomo.
Per far questo Tim Ferriss mette a disposizione la sua esperienza personale ("L' esperto è colui che ha commesso tutti gli errori possibili in una determinata materia") e, basandosi su alcuni semplici principi, ci insegna ad ottimizzare al meglio il nostro lavoro. Quali sono questi principi?


Fondamentalmente si possono riassumere in 3 leggi:

1) La legge di Pareto 80/20: l'80% circa del valore della nostra produttività è generato, più o meno, dal 20% del nostro lavoro. Invertendo il punto di vista, si potrebbe dire che l'80% del tempo dedicato al nostro lavoro produce solo il 20% di valore. E' una regola che si applica a moltissime situazioni (l'80% della ricchezza mondiale è in mano al 20% della popolazione, per fare un esempio) e che è dannatamente vera.
Cosa si deduce dal principio di Pareto? Che è necessario "tagliare" le azioni che non generano produttività ma che fanno perdere tempo. Ad esempio, è inutile focalizzare gli sforzi in maniera omogenea su tutti i propri clienti; piuttosto l'attenzione andrebbe rivolta solo a quei pochi che fanno realizzare l'80% dei profitti, eliminando quei clienti (la stragrande maggioranza) che rendono poco e rubano tempo.

2) La legge di Parkinson: non ha nulla a che vedere con il morbo è può essere sintetizzata nella frase "Un lavoro o un compito si espande (viene percepito) in importanza e complessità in relazione al tempo assegnato per il suo completamento".
Pertanto il concetto è quello di non darsi scadenze a medio-lungo termine per portare a fondo un compito, in quanto non riusciremo a concentrarci e a mettere a fuoco gli obiettivi principali, divagando su altri temi/azioni. Meglio imporre a se stessi (e agli altri) scadenze di 24/48 ore, per vedere centrato e risolto il problema.

3) Il principio del batching: dall'inglese batch (in italiano "lotto"), consiste nell'ottimizzare e dunque "lottizzare" tutte quelle azioni ripetitive che svolgiamo in un determinato arco di tempo, eseguendole tutte insieme.
Ad esempio, quante volte al giorno controlliamo la posta elettronica? 10 volte? Ferriss dimostra che, con una certa organizzazione, sarebbe possibile ridurre questo gesto ad una sola volta alla settimana. Un altro esempio più pratico e che rende maggiromente l'idea è il pagamento delle bollette: è inutile recarsi alla posta per ogni bolletta ricevuta, bensì sarebbe necessario accumularne il più possibile (scadenza permettendo) per fare un'unica commissione all'ufficio postale. Questo principio del batching è applicabile a decine di azioni che facciamo ogni giorno, spesso senza neanche accorgercene. Il tempo che si può risparmiare grazie ad esso neanche potete immaginarlo.


Ovviamente il libro "Quattro ore alla settimana" non tratta solo di questo: sono circa 350 pagine e ritengo che le 15 euro spese per comprarlo siano un ottimo investimento, che potrebbe anche cambiare la vostra vita.
Per altre informazioni (in inglese) visitate il sito di Tim Ferriss "Fourhourworkweek".


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